//-->

dei sotterranei e dei draghi

venerdì, novembre 09, 2007



LECTURA DANTIS


D: *ti-ti-tu-tu-ta-ta-ti-to-ti-tu*
X: telecom Italia, informazione gratuita…
D: mapporc… *ti-ti-tu-tu-ta-te-ti-ti-to-tu*

X: tuu....tuu...click...

G: pronto?

D: Pronto? Guescio?

G: don, che c’è?

D: è arrivata anche a te la mail di Dante? Quella sulla terra che sarebbe piatta…

G: boh…dopo ci guardo…ma dante chi?

D: Dante…quello testardo…usciva col Vi e con la Bea…

G:…Dante…?

D: dai…quello che se da bambino gli dicevi che da grande volevi fare l’astronauta, lui ti rispondeva in fiorentino che la terra l’era piatta, che tu l’eri un bischero, un grullo e che con le astronavi non si può arrivare all’empireo…che poi se gli chiedevi cos’era l’empireo, ti guardava pure male…

G: Dante! Il rompicoglioni!

D: che poi è finito a fare scienze politiche a Bologna…

G: sì, sì, ho presente. Il Vi? La Bea? Li hai più sentiti?

D: il Vi mi hanno detto che è finito male.

G: perché? Che ha fatto?

D: ti ricordi come giravano, tutti e tre?

G:…più o meno

D:o a volte solo i due, Dante e Virgilio, che lo accompagnava nei peggio locali.
G: mi ricordo, erano strani. Il Vi mezzo rimastone, comunista schietto, Dante invece tutto infighettato…

D: proprio. Che lo chiamava “il duca mio” perché c’aveva anche lui un nasco che pareva un becco. Ho capito solo dopo il riferimento colto.

G: eh, allora?

D: allora, ti ricordi che Dante andava dietro alla Bea, che era proprio cotto, perso, tutto il giorno a scriverle poesie e a farle gli appostamenti sotto casa…

G: eh…
D: eh! Dicono che alle bea tutto ciò non le garbasse più di tanto. E allora che ti fa la stronza? Comincia a circuirti il Vi, che subito perde la testa, capirai, per quello gnocchino biondo col culo che parla. Lei gli chiede se per favore le leva Dante dai coglioni, che, gli dice, è l’unico ostacolo al loro amore.

G: e lui?

D: lui, che come tutti noi era un po’ un morto di topa, ma aveva comunque un senso dell’amicizia, porta dante per locali, gli fa conoscere un po’ di altre ragazze…insomma, fa il suo lavoro in maniera pulita e senza ammazzamento. Accoppiato l’amico ad una di orciano, una morettina, corre dalla Bea e riscuotere il suo premio…

G: e?

D: e scopre che lei è partita per Firenze. Lettere classiche. Ha cambiato numero di telefono e non risponde alle mail.

G: puttana!

D: già…il Vi ha avuto un crollo che non ti dico, tra la sdentata con Beatrice e i sensi di colpa per Dante. Dicono che stia sempre alle porte del “Paradise” a scroccare 5€ per la coca.

G: poraccio…ma te come le sai, ste cose?

D: ho parlato con Paolo e la Francesca.

G:?

D: ti ricordi? Quella che il moroso l’ha scoperta a letto con un altro e a momenti li pigliava entrambi a manganellate…

G: Paolo il rasta?

D: Sì! Quello di gradara. Dopo…l’incidente…sono scappati all’estero.

G: dove?

D: hanno aperto una piadineria alle canarie.

G: aspetta…non era Ugolino il vecchio moroso della Francesca?

D: ugolino…ugolino…

G: sì, che l’ultima ragazza sua l’ha messa incinta, poi l’ha presa a bastonate col randello “barcollo ma non mollo” e ha ucciso lei col figlio.

D: ugo il fascista?

G: sì, è in galera a forlì, adesso.

D: starò attento. Quella è gentaccia.

G: Oh…poi perché mi hai chiamato?

D: per la mail di dante. Quel patacca ci ha messo dentro un worm. Poco poco e mi andava a puttane il pc. Non aprirla.

G: tranquillo. Ma poi cosa ci sarebbe scritto?

D: niente… le sue cazate…che la terra è piatta, che sotto fosso seiore c’è l’inferno…

G: per ora lì ci sono solo le mignotte.

D: appunto. Ma poi questa cosa del geocentrismo come è cominciata?

G: col greco…quel ragazzo di Patrasso…Tommaso…giusto? No, aspetta, era Tolomeo.

D: il Tolmi! Quel baluba!

G: …che andava in giro a dire boiate tipo “oh, lo sai, la terra è piatta” e tutti a rispondergli “allora perché non l’arrotoli e non te la infili per il buco del…”

D:ahah! E l’unico che lo stava a sentire era quel coglione di dante!

G: già…ma mi hai chiamato solo per la mail?

D: se riesci, mi mandi heart of the sunrise degli yes?

G: certo.

D: e la prossima volta ci armiamo di stupefacenti e finiamo i personaggi della divina commedia! Ciao Guescio!

G: ciao don!

*click*

CesareNiceforo l'ha postato alle17:02 commenti (3)

lunedì, agosto 13, 2007

IL RITORNO A CASA DEL MARQUESE DIEGO RAMON XIMENEZ DE NORIEGA ( ya Conde de Bocanegra)




"Marquese Diego Ramon Ximenes de Noriega, ya conde de Bocanegra!"
"A rapporto!"
"Sabes que tu tienes un nombre muy largo?"
"sì, es por mi vanidad"
"vale"
"que pasa?"
"pasa que la guerra es al fin. Puedes reir a tu casa"
"vale"

Sono passati nueveciento anni.
Ed in novecento anni, la Ciudad, Sevilla, non la si riconosce più, e tampoco la situazione storica.
Ovunque l'ibero è in catene, il gallo becca, la saracinesca è aperta, la veneziana chiusa, persiane non ci sono: la crema della cataluña, basco in testa, fa ciò che è in suo potere per espugnare la castilla, non ostante che cantabri in preda a turbe, valenciemente lottino sugli spalti, o si dian da fare per difender la coruña.
"niente malaga!", ammira un berbero sbarbato, rapitor di Moro, sgranocchiando del gran turco.
Pur di poter addentare qualcosa, i borboni qua si dicon portoghesi, ed entrano aggratis in locali scandalosi, dove amanti d'amor greco fanno arrossire i visigoti vecchio stampo (han la puzza sotto il loro nasone asburgico: nemmeno lasciano la mancha ai camerieri)"famo alla romana?" e se ne vanno.
Un circuito strambo, entonces, una Storia abbastanza confusa, un cane che si morde il caudillo.
"Cabron!"
Servirá tempo per adattarsi.

La parata interminabile de los extrañeros, che pure lo comprende, lo que es delle rive del metauro, la mira dal suo scranno aristocratico: non soltanto puledre di Marna, Senna e Manzanar, non solo jager austroungariche al passo dell'oca, o suise puttanie mezzosangue,quartosangue, brasilianti: son mandrie di bestiame intra o extracomunitario!
Manzi nederlandesi, vacche teutoniche, somari cimbri, galline nipponiche, che si inchinano si inchinano sprecando arigatò e beccando foto con le loro modernissime daevù, nicon, soni; pauci inglesi, coloniali al solito, casco bianco e giubba rossa, con curiositá giudicano los catolicos, yppur li seguono con nonchalante charme britannico, lusingati dai grugniti di porci e maiale sfuggiti al cheghebè o posteriori ad esso.
Gli italiani, parassiti, si aggregano e disgregano a seconda: sentimento
nazionale o forse più presenze (o nondimeno assenze) di vianccia, fumo buono e freña (o ñocca).

No, non c'è dubbio, non sussiste, che da quando si cantava de suo cid, tutto è cambiato:certo in peggio.
Un conte, giá marquese, de noriega, ¡vivaddio! costretto in una camera
d'ostello, a condividere il suo tempo con un russo!
E codestas nuevas indias, che han portato tante tapas, certo, ma la topas, quella resta sempre un sueño (calderon!), per il marquese, giá conde di bocanegra, che dai tempi del feroce saladino (e son passati pure novecento anni!) non consuma alcuna unione o matrimonio.
E sevilla, perla dell'andalucia, non è poi più la stessa, sempre che lo sia mai stata:  solamente abbiam salvato il bel barroco, il bel suo sfarzo, tutto l'oro che sì, vabbè, ci arriva in nave dalle americhe: ma Cristo,l'Iddio del Cid (mio Cid!), non potrebbe accontentarsi d'altro.
Eppure, non ne par contento: nè il marquese, nè alcun altro, ne ha mai visto (nei ritratti) il volto allegro, o anche sereno: questo povero jesùs, sta sempre affranto, demasiado!
Dev'essere il lavoro. Non è il tipo da parlarne, si tiene molto sulle sue, ma non fa certo piacere, alle lunghe, essere il figlio del padrone.
Come un figaro (barbiere, appunto, de Sevilla), ma evergreen: tutti lo
vogliono, tutti lo cercano, jesùs di qua, jesùs di là, ma lui non ne vuole sapere di tutte quelle scomode attenzioni, è modesto, `poveretto, timido, non come la madre che è sempre dappertutto: gira ddirittura voce che per un anno intero abbia viaggiato sotto mentite spoglie, camminando sull'oceano per fuggire alla folla, rasato, sbarbato, cambiando coñome (de rossi, non più di nazareth), fingendosi un agente della RAS.Ma a suo padre, javè di Nazareth, tutto questo non è mai piaciuto: "Fatti
crescere i capelli!" sì padre! "E la barba!"Sì padre! "E ricomincia a bucarti, che ti si sono quasi chiuse le stimmate!" Sì padre!
un sì padre dietro l'altro, e il timido jesùs, smessi i panni dell'agente assicurativo, si sforza di ritornare al suo tran tran eterno (per saecula saecolorum) di celebritá messianica.
Hai voglia a dire che se prende una birretta poi non deve pagarla, che tiene uno yatch lungo quanto la flaminia, o che esce tutto il tempo con modelle e belle attrici: essere dio stanca. Punto.
Ma d'altronde, oñuno ha le sue croci.
La croce di una fobica misoginia, ad esempio, che pesa sulle spalle del conte, giá marquese de Noriega.

"Porqua te ne sei andato, nichelou, siàmo usciti insieme, e insieme sarèmo dovuti tornàre..."
"Taci Mujer!"
Nessuno critica il marquese Diego Ramon Ximenez de Noriega, giá conde di Bocanegra!
Egli è come il lupo della steppa, corridore solitario e fiero artefice della propria suerte!
Rapido come la folgore!
Sordido come la forcipe!
Libero come l'antilope!
Duro come l'Ofiolite!
Egli si crogiula e si compiace della propria solitudine, e libidine, e tratta come fosse suo, a ragione, ogni angolo, e ogni anima, di esta ciudad maldida!
Ay, mujer!
Non bastan gli occhi rabidi di una stampellona d'ile de france per fletterne il superomismo dannunziano!
Ay, franzesas!
E ad un certo punto è d'obbligo per il marquese, giá conde de Bocanegra, senza armate e senza feudi per cui ser el demiurgo, tra una vodka y una cerveza tirar fuori dal cassetto il mai dimenticato ammonimento Mediceo:
"Quant'è bella giovinezza
che si fugge tutta via
del doman non c'è cerveza (Il magnifico beone!)
chi vuol esser lieto, sia."
Si fugge, si fugge! Tuttavia noi non si sa poi esser tanto lieti.
Chi, chi potrebbe essere lieto in un mondo che tratta il sale della nostra fonetica, la parola tronca, come il Vallone tratta il Fiammingo?
Non vi è piú una cultura dell'accentazione, i pedanti han combattuto, sì, la buona battaglia, ma senza purtroppo riuscire ad arginare l'avanzata della koinè albionica e delle sue invincibili falangi di sdrucciole, bisdrucciole, tris quadris e quintisdrucciole-
Niclow!
Nicolas!
Nikolo(Heil, hitler!)!
Nicheloou...?
O tempora! O mora!
O in una casa dove inespugnabili lagerkapo`sudtirolesi fulminano tutti gli astanti immersi in silenziosa cura,con sguardo raggelanteImperialregio, un po`Schiffer, un poco Radetzky?
O tempora! O mora sin verguenza!
Non basta, no, non più, il manganello per fermare questa rapida caduta en el oblio.
Gioventù lassata! Gioventù lassista!





"Teneis cosas mejor? Mejor de una sveltina col Marquese (giá conte di Bocanegra)? Entonces Baila, crucca maldida, baila: vierrà el tiempo!"

CesareNiceforo l'ha postato alle15:27 commenti

sabato, maggio 12, 2007

BRACCIO DI FERRO
una lettura Nietzscheana

trad. del saggio della dott.ssa Mary Mbalzy

La cosa che sorprende di più di questo cartone è come il suo target sia stato frainteso. Da quanto sopra esposto pare ovvio che il Braccio di Ferro sia una produzione filosoficamente impegnata e concettualmente impregnata di Nichilismo pessimista, leopardiano. Solo con una buona cultura storico-letteraria è possibile intuire quale densità di idee sorregga ogni episodio, quante ardite provocazioni filosofiche, pensate soprattutto per far riflettere lo spettatore, costellino le azioni dei vari protagonisti: Braccio di Ferro, Poldo, Pisellino, Olivia e Bluto.
Non si tratta certamente di un cartone per bambini, non più di come lo siano South Park o i Simpson.

Braccio di ferro è sotto molti versi la trasposizione moderna dell’eroe omerico, guerriero e dionisiaco, rappresentato tuttavia con una punta di tristezza e consapevolezza che mancava a dei Kaloi kai agathoi come Achille o Agamennone.

Braccio di ferro è forte, orgoglioso, e quando “drogato” di spinaci, semidivino. Come si vedrà, la sua semidivinità spinacio-indotta è un elemento fondante dell’ideologia dietro il cartone.
Eppure, come allegoria della modernità, alla bruta forza muscolare accompagna un aspetto fisico che ben poche culture definirebbero attraente.
Tra queste spicca senza dubbio l’etnia Barbu che vive nelle giungle del borneo meridionale, e che a causa dei propri gusti estetici non è riuscita ad andare oltre all’età della pietra. Senza dubbio qualche antropologo saprebbe spiegarvi meglio la situazione.

Ma torniamo a Braccio di ferro.
Abbiamo detto che è un’allegoria del secolo appena trascorso: le varie parti del suo corpo sono in vario grado sproporzionate tra di loro, la sua testa (= la parte “cervellotica” e teoreticamente ingarbugliata, contraddittoria, della società occidentale tra le due guerre) è abnorme, così come i suoi avambracci (=la corsa agli armamenti delle potenze pre e post belliche), i quali tuttavia, senza un’adeguata carburazione (gli spinaci sono chiaramente il simbolo dell’ideologia, di qualunque colore) sono impotenti contro il nemico di turno, un Bluto tondeggiante (le forme arrotondate ricordano le cosiddette veneri di età neolitica, e sono quindi simbolo di un passato ricco e opulento, ma spiritualmente vano, che non va dimenticato quanto criticato) che tenta di rubargli la fidanzata e, anche se non sempre, di conquistare il mondo.
Interrompendo per un attimo il parallelismo tra Braccio di ferro e gli eroi dell’Iliade, è possibile intravedere nelle forme slanciate, evanescenti, di Olivia Oil, vanamente corteggiata da Bluto (il passato) e Braccino (il presente) l’Assoluto, il divino e il totalizzante cui l’uomo ha sempre teso nell’arco della sua storia e cui sempre tenderà, pensiero cui sembra indirizzarci il piccolo Pisellino(il futuro), che non viene messo al mondo da un congiungimento carnale (neoplatonico?)del Marinaio Mascellone e di Olivia, ma che tende comunque a dirigersi verso quella figura materna e irraggiungibile, nonostante venga spesso rapito dal cattivo Bluto (= nonostante tenda a rivolgersi ad un passato falso e bugiardo).

Quello che gli ideatori del cartone vogliono farci capire, è che l’uomo, fin dai tempi del tardo impero romano, è rimasto troppo legato a stilemi e ideologie di concezione classica, antica, e che ciò è essenzialmente dannoso per la natura creativa dell’uomo, Nietzscheanamente intesa: l’uomo-leone-Popey del XX secolo, pur con tutti i suoi squilibri e le sue contraddizioni, deve trovare idee moderne (spinaci) che lo aiutino nella lotta contro l’uomo-cammello(dragone?)-bluto del passato, e quindi nel ricongiungimento con l’assoluto-olivia, perché nel deserto della spiritualità umana venga a crearsi l’attimo propizio all’avvento del (super)uomo-fanciullo-pisellino, così spontaneamente dionisiaco, almeno quanto lo erano Achille, Aiace, Ettore ed Enea nel loro codice di coraggio e di comportamento, così innocente e capace di creare da sé il proprio universo di valori, in cui non troveranno posto né i secoli antichi con il loro carico di teorie errate e faziose, né il presente in cui queste teorie vengono superate con l’uso di surrogati i quali sono efficacemente simbolizzati dagli spinaci.

Braccio di Ferro non è un eroe dionisiacamente compiuto, non è ancora un vero superuomo. Non vive di sé stesso come dovrebbe fare un superuomo: ha purtroppo bisogno degli spinaci (ideologie) delle quali però farà benissimo a meno una volta ricongiuntosi con la sua amata.

“vi mostrerò come lo spirito da cammello si fa leone, e da leone fanciullo(F. Nietzsche,Così parlò Zharathustra)”
…e come da fanciullo, fatto il proprio “dovere”, si faccia Poldo.
L’umanità non è destinata alla salvezza, neppure rifugiandosi in forme di Superomismo, secondo i creatori di Braccio di ferro: Poldo è la decadenza, l’afflosciarsi di quello slancio (auto)creatore che ha reso superiore il superuomo, incapace a un certo punto di essere realmente tale e quindi destinato a nutrirsi di hamburger (nuove ideologie), che però, stanche e trite, non gli conferiscono nulla che ricordi la forza di coloro che, pur nella loro assuefazione ideale (e fisica) hanno dato la vita per cambiare il mondo.

CesareNiceforo l'ha postato alle20:11 commenti (1)

mercoledì, novembre 15, 2006

WILMA alias ANTONIA: Storia di una Bicicletta pluridecorata.

Dicono che ogni principe azzurro sia proporzionato al suo cavallo.

C’è chi monta un superbo stallone bianco, e chi, più mestamente, deve accontentarsi di una bicicletta modello “Sedan 1870”.

È la mia bici, passata di mano in mano ai cadetti della famiglia Von Bismark, finché, nel lontano 1918, un non meglio specificato parente la scambiò con un pacchetto di Multifilter in quel di Vittorio Veneto.

Prima di arrivare a Fano, il biciclo era sopravvissuto alla battaglia di Sedan, a Solforino, alla Guerra di Crimea e al massacro di Verdun, svolgendo con inalterabile efficienza la propria funzione di mezzo di trasporto dello stato maggiore prussiano. Si dice che lo stesso primo cancelliere tedesco, ereditandola dal nonno Gino Von Bismark, sia esploso in un commosso “occmel!”, e che si mise subito a girarci nel cortile del palazzo imperiale, facendo imbestialire le guardie di Guglielmo I. Otto la diede al figlio, Nove, che la truccò abbassandone l’assetto e inserendo un calibro 12 nella seconda canna, ma che la perse in uno dei suoi tanti pokerini in birreria. Colui che la vinse, Gottlieb von Herwig, soprannominato “er tajo”, per la cicatrice sulla faccia e per il ben radicato senso dello stile, portò la bicicletta in Russia, dove salvò più volte la vita del suo proprietario, sfidando i proiettili con il telaio di ferro battuto (che qualcuno dice forgiato da mani ultraterrene) e impressionando le contadine slave che bazzicavano nei dintorni di Balaklava. Un caso del destino volle che Gottlieb mettesse su famiglia con una di esse, tale Tatiana, e che con lei fosse dislocato al confine con il Belgio. Nonostante le premurose cure della moglie, von Herwig morì all’età di sessantun anni, quando il suo fegato si rese conto di aver avuto a che fare con cibo germanico per così tanto tempo. La bici passò dunque al figlio maschio Herbert, X plotone assaltatori, divenuto leggendario in Germania per aver battuto un ancora imberbe Einstein al gioco del filetto, ma soprattutto per aver introdotto nei villaggi occupati l’usanza bavarese dello Jodel, di cui era un fanatico quanto improbabile sostenitore. Ad ogni sfilata ufficiale, così come ad ogni assalto alla baionetta, Herbert si presentava avvolto nella sua uniforme come una valigia nella pellicola trasparente, ricordando a tratti l’uomo di latta per il suo incedere meccanico e marziale, causato dalla montagna d’amido riversata su ogni capo d’abbigliamento o accessorio. Si dice che ricoprisse d’amido anche la spada d’ordinanza, irrigidendola ancora di più e aumentandone le capacità di penetrazione, raggiungendo livelli simili solo a quelli delle armi bianche viste nel fumetto “Gundam”. Al suo fianco, fonte d’ispirazione e amica inseparabile, c’era la bicicletta, la cui vernice nera, oramai incanutita, era tempestata d’ogni sorta di medaglie, dal bronzo al valor civile per il salvataggio di un gattino, alla strameritata croce di ferro, per aver protetto con il proprio corpo l’imperatore di Germania.

Purtroppo però non bastò il suo coraggio a salvare dalla morte il giovane Herbert, quando, tornando da un assalto non riuscito, e accorgendosi di avere le scarpe slacciate, si piegò scordandosi di togliere i pantaloni, che nella loro intonsa durezza (e ormai affilati come e più della spada) gli tranciarono in due il fegato, la milza, due vertebre, l’intestino crasso, quello tenue, lo stomaco e portandosi via un pezzo di polmoni. E scheggiando, a quanto pare, due o tre costole.

Dopo aver presenziato ai funerali a sue spese, la bicicletta fu riposta su un treno e rispedita all’ormai vecchia Tatiana, in quel di Monaco.

Qui, per regio decreto, ogni pezzo di metallo doveva essere riciclato in favore dell’industria bellica. Wilma (perché questo era il suo nome) fu salvata da un intervento straordinario del sommo pontefice, che pose come unica condizione il suo trasferimento nei domini dell’imperatore d’Austria, la cui comprovata fede cattolica l’avrebbe tutelata dagli slanci materialisti degli eretici luterani. Così con una lacrima a bagnarle il fanale, si imbarcò sul primo treno per Innsbruk, sperando nel domani.

Ma la vita in Austria non sembrava destinata a migliorare. Scontratasi fin dai primissimi momenti con l’accento robotico dei retici, Wilma fu assegnata per la seconda volta ad un plotone assaltatori, in particolare al suo capitano, tale Stephan Kissinger, sospetto sodomita, sicuro squilibrato , che ogni tanto le si avvicinava e con la scusa della catena da oliare metteva mano laddove non avrebbe dovuto. Si trattava di un rituale giornaliero, condotto con la veemenza del maniaco, e fu ripetuto  quotidianamente fino alla grande vittoria di Caporetto, al termine della quale, ancora insanguinato, si presentò a lei con un mazzo di fiori in mano, chiedendole di sposarlo. Wilma preferì mantenersi sui toni di un indeciso silenzio, volendo evitare di ferirlo pur covando un profondissimo rancore nei suoi confronti.

Quando infine Stephan fu scoperto a corteggiare un obice da montagna, il comandante del suo reggimento decise di dislocarlo altrove, pur lasciando al fronte la bicicletta, divenuta ormai una specie di mascotte.

Ma il destino aveva in serbo per Wilma un altro beffardo imprevisto: la ripresa dell’offensiva italiana e lo sfondamento a Vittorio Veneto portarono ad un crollo del morale austriaco. Pochi giorni prima della fine dell’armistizio, Johan Krueger, fino a quel momento apparentemente sano, decise di scappare con Wilma, per la quale, dichiarò in seguito, provava un profondissimo rispetto, ma nulla che andasse oltre l’amicizia. A una manciata di chilometri da Padova fu fermato da un giovane ferroviere, tale Vittorio Fattori, mio bisnonno, che con un abile gioco di sofismi lo convinse che Wilma era, in effetti, una gran bella bicicletta, ma che era pur sempre una bicicletta, con i suoi sentimenti, la sua catena, le sue ruote, che aveva bisogno dei suoi spazi, che Johan la soffocava, e via discorrendo.

Johan non capiva una parola d’italiano, e a convincerlo bastò la stecca di sigarette centos che Vittorio sperava di smerciare al fronte. Propose così un baratto, in virtù del quale si impegnava a scambiare una bicicletta per dieci sigarette, a non prendere più le armi contro il regno d’Italia e a convincere il Kaiser ad abdicare, o questo è quanto ci fu riferito dal bisnonno.

La canna fu ripulita e riverniciata di un bel rosso Borgogna, venne eliminata l’antiestetica aquila tedesca, sostituita con l’onorevole croce di casa Savoia, e tutte le medaglie vennero contrabbandate ai commercianti di memorabilia; fatto ciò Wilma fu ribattezzata Antonia e portata a Fano con il treno che il bisnonno aveva l’onere di scarrozzare lungo la costa.

Il resto, come si suol dire, è storia nota.

CesareNiceforo l'ha postato alle23:11 commenti (2)

domenica, settembre 10, 2006

LA SPESA DEL SABATO POMERIGGIO

"quello che penso sulla letteratura di memoria lo sapete già, quindi non rompetemi i coglioni"

Fare la spesa con mia madre è una faccenda al limite del martirio, al pari di Guerre Stellari, una parabola di caduta e redenzione, dall’elevato valore simbolico e allegorico.

Solitamente si comincia con le verdure, analizzate ad una ad una con bolscevica lentezza e sacralità: si tasta la consistenza di ciascun melone, le susine e le albicocche sono annusate e ascoltate prima di finire nel sacchetto di plastica, si può parlare di pesche solo a proposito di capolavori di michelangiolesca perfezione.

È una sosta propedeutica alla salumeria, questa: si possono così pensare quei peccati che verranno confessati (e non si sa se perdonati) durante l’acquisto del prosciutto.

Si tratta infatti di un luogo in cui si legge l’uomo per ciò che è,  una giungla in cui solo i più forti ottengono ciò che vogliono davvero. I timidi, al banco salumi, soccombono alle mille richieste dei salumieri, non sanno cosa sia il taglio di un prosciutto, né quando o come si possano scaldare le olive ascolane. E guai allo sprovveduto che chiederà quale formaggio dia il suo meglio con il miele. Ma mia madre no . Lei si muove a suo agio, tra i prosciutti cotti e crudi, come una leonessa nella savana. Punta il salumiere più giovane, lo avvicina, gli chiede un san Daniele dolce, ma non troppo, vuole un taglio buono, ma che non sembri finto, e una burrata, se ce l’hanno, ma come non ce l’avete, è così buona! Vada per la bufala allora, me ne dia 3 etti, sia preciso, sa com’è, non vorrei che mio figlio ingrassasse. Il salumiere è totalmente succube. Non ha mai sentito in vita sua una cliente domandare un san Daniele, poco ci manca che non lo sappia lui stesso. È lui in imbarazzo quando deve dire che non c’è la burrata, e per la fretta mette qualche mozzarellina in più, ma questo a mia madre non importa, voleva solo far capire chi è il più forte. Il commesso balbetta pronunciando il suo solito “lascio?”, non si riconosce più, non è più il re della foresta. Ma non fa in tempo ad alzare lo sguardo e a cercare di recuperare la stima in sé stesso perché la signora è andata, lo ha umiliato, e gli altri clienti sono pronti, come iene, a saltare addosso ai resti della leonessa.

Passando per la galleria dei dolciumi e dei formaggi, però, il silenzio è d’obbligo, è regola che non va infranta, legge non scritta, è permesso solo qualche borbottio sporadico, e pare d’essere a un battesimo, quando elencate le lusinghe del demonio, il fedele è costretto a dire, a denti stretti, il suo “rinuncio”. Rinunci al cioccolato 100% fondente? Rinuncio… Rinunci alle lusinghe del barattolone da tre chili di Nutella? Rinuncio… Rinunci alle marmellate, ai cioccolatini, al pecorino, al formaggio di fossa, ai cereali ricoperti di cacao? Rinuncio… e così via, per dieci metri di umiliazione, raccogliendo il coraggio a due mani per prendere un pacco di piadine, e poi tornando al carrello e muovendosi verso la prossima mortificazione: il reparto biscotti e grissini.

Qui pare d’essere nel deserto dove Gesù passò 40 giorni, tentato dal demonio, e le scatole, spesso e volentieri del colore della sabbia, non aiutano certo a cambiare impressione. È molto meno affollato del reparto dolci e formaggi, è deserto, appunto, pare addirittura di veder rotolare qualche balla di sterpaglia, e il vecchio Tuco sforacchiare la borraccia di Clint Eastwood. Non c’è refrigerio, l’aria condizionata è rotta… ma a la guer com a la guer, si deve andare avanti, e dai biscotti si giunge alle conserve, maledetto girone, affollato dalle stesse commesse che sistemano le stesse scatolette da dieci anni, agli stessi posti, il sabato pomeriggio. Suona chiara e forte la voce del grande fratello: ci ordina di partecipare alle promozioni, canticchia jingle poco orecchiabili, infrange le più basilari leggi della comunicazione radiofonica proponendo canzoni inascoltabili, di ritmi e parole quantomeno bislacchi.

Quando finalmente si arriva al reparto profumi, sembra di essere giunti in paradiso, ma la sensazione dura poco, e prende presto il sopravvento il sento di disgusto e nausea provocato dallo scriteriato miscelarsi di olezzi ed essenze. Si è quasi giunti alla fine del cammino, a poco a poco i suoni della cassa si fanno più vicini, finché non ci si mette in fila, a testa bassa, mortificati e demoliti nello spirito da questo viaggio allucinante, i bip della cassa che ci stordiscono e scrivono i nostri peccati su una miniatura del necronomicon, ad uno ad uno li conteggiano, li esaminano, ci dichiarano quanto valiamo…finché uscimmo a riveder le stelle.

CesareNiceforo l'ha postato alle19:12 commenti (6)

martedì, agosto 22, 2006

IL COMPLEANNO DELL'IMPERATORE (aka "il don")

20 luglio 2006

Certo, era un post divertente. Ma alcune considerazioni postume, e la previsione di una futura carriera diplomatica, mi hanno spinto a cancellarlo. Tagliare solo le parti incriminate mi sembrava troppo gravoso rispetto alla continuità del testo, così ho preso una decisione drastica e ho cancellato tutto. Chi volesse rileggerlo può contattarmi. Ma non credo che nessuno lo farà.

CesareNiceforo l'ha postato alle11:37 commenti (8)

lunedì, luglio 25, 2005

SERATA DI SABATO 23 LUGLIO 2005
-----aka notturna di pesca con Nendo e Ferra-------

18.30: vengo avvisato. Alle nove e mezza a casa di Nendo.
19.48: estratto da una chiamata di ferra

Ferra: ok, don, tu porti una pentola, io porto le salsicce
Io: si, ma dove la poggiamo? porta dei ferri o qualcosa...
Ferra: eddai...faremo come i vecchi indiani...terremo la pentola per il manico tutta la serata
Io: i vecchi indiani erano dei falliti!
Ferra: ehggià! ciao Don.

fine conversazione.

Rubo una pentola ed una specie di grill da mia madre.
Comincia a diluviare.

20.06: arrivo a casa Romano. Estratto da una conversazione con Nendo.

Nendo: oh fattò, andiamo al lago lontano o a quello vicino?
Io: dipende, quanto lontano?
Nendo: saranno 2km, 2km e mezzo...
Io: oh, beh, ne ho appena fatti 4 per arrivare qui...
Nendo: ehggià *sghignazza*

20.10-21.qualcosa: conversazione
21.15: arriva Ferra, bagnato fino al midollo, con 5 porzioni di riso alla cantonese, tanto per gradire. Ci spaffoliamo 4 porzioni su 5 (la quinta sarà mangiata come colazione da don Raffaè, padre di Nendo) e decidiamo sul da farsi.
21.16-22.qualcosa: continue chiamate a persone con la Tenda, perchè siccome siamo dei geni non abbiamo pensato di portarci dietro le tende ad una notturna sotto la pioggia.
22.00: nando ha l'alzata d'ingegno di rubare i teloni ad un cantiere per fabbricarsi la tenda. L'idea va (giustamente) a puttane, ma ci divertiamo lo stesso impallinando Ferra con la pistola a gas. Estratto da una conversazione:

Io: STRISCIA! MERDA! VUOI LE SIGARETTE! STRISCIA!!!!!
Ferra: non fatemi male! non fatemi male!!! *striscia*
*vari passaggi del pacchetto tra me e Nendo. Ferra infine ci riesce e le prende*
Nendo: cazzo le ha prese!*spam!*
Ferra: aHH! La gamba!!! La mia lombaggine!!

22.50: ci dirigiamo verso il lago "vicino"(a 2 km). Nendo e ferra in motorino (sullo stesso. Senza casco. Senza patentino. Senza targa. Senza fanali posteriori. Senza specchietti. Senza un mucchio di altre cose) io in bici.
23.00(circa): il lago è chiuso. Discussione sul da farsi. Estratto da una conversazione:

Nendo: io conosco un laghetto qua vicino... è forse più vicino a casa mia di questo...*sorriso alla Nendo*
Io: boh...c'avete voglia??
Ferra:*rutto*possiamo anche rimanere qui
*rumori spettrali MOLTO sospetti*
Tutti: ANDIAMOANDIAMOANDIAMO!!!

23.09: arrivo ad un bivio. Classica scena da film con la strada illuminata, asfaltata e NORMALE e il sentierino diabolico, desertico, con gli scheletri impiccati ad alberi ringhianti. Nendo imbocca il sentierino con gli scheletri.
23. 55: scopro la beffa. Il lago alternativo è in realtà il lago lontano di cui sopra. E non sono due km, sono 12. Ora come ora nando mi fa credere che ne ho fatti solo 6.
00.00: arriviamo, finalmente, al lago, con due mattoni di malta da 6kg sotto le scarpe. Dobbiamo accendere il fuoco, ma abbiamo solo la benzina dello zippo di Ferra. Niente legna. Nemmeno bagnata.
00.15: io e Nendo facciamo il giro del lago per trovare legna.Lasciamo ferra da solo a prendersi un coccolone. Non ne troviamo allo stato brado, ma troviamo un casotto di cacciatori. Fatto di legna.
00.20: entriamo nel casotto. All'interno vi troviamo: remi in numero di due, bombole del gas da 10 litri in numero di una, oche in plastica in numero di sedici, ragnatele in numero non umanamente quantificabile.
01.29: riusciamo a scardinare a calci la porta, aiutandoci coi due remi. Altro che Napoli!! Ferra ha un infarto multiplo, tra le oche (vere) che entrano ed escono dall'acqua con rumori piuttosto sospetti, l'eco (assurdo) delle mazzate sulla porta, cani e asini che ragliano (sì, anche i cani ragliano a Carrara) dall'oltretomba e squadroni di zanzare.
01.59-02.20e qualcosa: accendiamo un fuocherello! ma non dura a lungo, e ci tocca mangiare le salsiccie crude.
02.38Tanto perchè non hanno nulla da fare, nando e ferra partono con il motorino, per prendere benzina.
03.48: in un'ora e 10 minuti (CRONOMETRATA!!!!!)  sono di ritorno sulle colline. Devono scendere al lago.
04.01: aspetto i due giovani in piedi, dietro delle canne che avrebbero dovuto attraversare per arrivare al lago, col cappuccio abbassato.
04.05: nando si prende due infarti multipli scorgendo la mia sagoma bianca nel buio. Grasse risate. Estratto da una conversazione riferitami.

Ferra: tocchiamoci i coglioni e facciamoci le corna, ma se troviamo il don squartato in una pozza di sangue, che fai?
Nendo: cazzo scappo!
Ferra: io rimarrei lì...
Nando: ma se non ce l'ha fatta il don!!Cazzo era pure armato!!!
Ferra: beh, in effetti...

avevo un coltellino a serramanico e mezzo remo.
04.11: arriviamo al lago. Discussione sul da farsi.
04.16: "Affanculo le Discussioni sul da farsi!!" Nando prende la benzina e cosparge la porta. Le da fuoco. Un'onda di fuoco blu si allarga per tre metri in direzione del lago con un boato. VERA PAURA.
04.20: ferra cucina una frittata con tre uova, senza sale e senza altro. Mangiabile.
04.50: Buttiamo in acqua la porta. Vista al contrario sembra un tappeto volante. Fa il suo effetto.
04.56 partenza. Scopro che sono 12 i km da fare, non due.
05.16 arrivo a casa Romano. Rumori molesti, Nando frantuma la sveglia a cazzotti. Scopriamo con orrore che don Raffaè ci ha preceduti, rubandoci la colazione (il riso cantonese)
11.33: sveglia
12.14 arrivo a casa. Racconto di una sfilza di balle a mia madre.

So che è autobiografia, ma sto' giro merita!

CesareNiceforo l'ha postato alle12:34 commenti (5)

lunedì, giugno 13, 2005

Infrango per una volta il tabù autobiografico di questo blog per un simpatico aneddoto...

Sciaqquetta: ma voi scout siete sempre...come dire...
Io: i migliori?
Sciaqquetta: no, convincenti con le parole...
Io: non è che ti confondi coi cavalieri Jedi?

(questa è successa veramente. Il fatto che lei, di cui non farò il nome, abbia riso per mezz'ora [cronometrata]del fatto che mi era caduto il tappo di una bottiglia d'acqua nel bicchiere dovrebbe farvi squillare un campanello d'allarme)

"only a sith deals in absolutes!" *swanbzp*

CesareNiceforo l'ha postato alle22:46 commenti (10)

Home

d&d, sotterranei, draghi, marce trionfali eccetera eccetera...

A proposito di me...

io sono colui che è, che fu e che sarà. A me basta, non so a voi.

SUPERCAZZOLA DEL GIORNO(generata a random)

A proposito di me, "FOR DUMMIES"

siccome non capita a tutti di riuscire a comprendere l'essenza di un'entità palesemente di origine divina, in questa guida a "me stesso for dummies",affermo di essere un tipo trasandato, stanco, una bestia immonda che si crogiuola nell'infima sua mondezza...no, scherzo. Non sono stanco. Scherzi a parte, sono me stesso, e di questi tempi è già un grosso passo avanti. Amo tutto ciò che ha anche solo un vago sapore di antico (tranne il cibo scaduto), e un giorno, forse non troppo lontano, una mano amica mi incoronerà nuovo imperatore del ricostituito impero romano. Per allora avrete già imparato a chiamarmi Basileus kai Autokrator.

Odio

L'eccesso, in tutte le sue forme, nemico com'è del giusto mezzo che caratterizza la natura stessa dell'uomo. Sia l'eccesso di eccessi o l'eccesso di prudenza, l'eccesso di cura o l'eccesso di incuria...In medio stat virtus, recita un famoso adagio latino.

Amo

Amo l'uomo, ma amo ancora di più la donna.

RITRATTI

MOTTO DEL GIORNO

pensiero del giorno

-Il Ragno intesse la sua tela nel palazzo dei cesari il gufo chiama l'ora nelle torri di Afrasiab (Mehemet II, entrando a santa sofia, 29 maggio 1453, caduta di Costantinopoli)

pensiero del giorno

-(IO)Nando, what's the unknown soldier? (NENDO)the announ sogier is an omin picul picul whot camin and spar...

pensiero del giorno

Tarapia tapioco! Brematurata la supercazzola o scherziamo? No, dico, posterdati per due come se fosse antani anche per lei, o scribai con burfaldina solo in due, con doppio scappellamento a destra?ah, vedo che lo preferisce a sinistra!

pensiero del giorno

se oggi seren non è, domani seren sarà, e se non sarà sereno si rasserenerà

pensiero del giorno

- ehi pupa, hai circa 200 ossa in corpo. ne vorresti per caso uo in più?

pensiero del giorno

- ehi pupa, sono un donatore dell'aido, ti interesserebbe un organo?

pensiero del giorno

- questa sega è una pippa! (lavorando il legno)

pensiero del giorno

- attila!attila! A come atrocità! doppia TT,come terremotetraggedia, I come iradidddio! L come lgo de ssangue! A, come adesso vengo li e ti sfascio i conni!

PIANO DI CONQUISTA DEL MONDO

Beh, non crederete mica che farò lo stesso errore di ogni supercattivo idiota, rivelando ciò che non dovrebbe essere rivelato?

Il mio banner

leggo...

leggo quel che capita, per lo più libri con parole.

avete vivistato il dungeon in...

*loading*

Categorie

dies
fumetti
piter
sogni
tratti

Archivio

oggi
agosto 2008
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
dicembre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004

visitate...