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dei sotterranei e dei draghi venerdì, novembre 09, 2007
![]() LECTURA DANTIS D: *ti-ti-tu-tu-ta-ta-ti-to-ti-tu* X: tuu....tuu...click... G: pronto? D: Pronto? Guescio? G: don, che c’è? D: è arrivata anche a te la mail di Dante? Quella sulla terra che sarebbe piatta… G: boh…dopo ci guardo…ma dante chi? D: Dante…quello testardo…usciva col Vi e con la Bea… G:…Dante…? D: dai…quello che se da bambino gli dicevi che da grande volevi fare l’astronauta, lui ti rispondeva in fiorentino che la terra l’era piatta, che tu l’eri un bischero, un grullo e che con le astronavi non si può arrivare all’empireo…che poi se gli chiedevi cos’era l’empireo, ti guardava pure male… G: Dante! Il rompicoglioni! D: che poi è finito a fare scienze politiche a Bologna… G: sì, sì, ho presente. Il Vi? La Bea? Li hai più sentiti? D: il Vi mi hanno detto che è finito male. G: perché? Che ha fatto? D: ti ricordi come giravano, tutti e tre? G:…più o meno D:o a volte solo i due, Dante e Virgilio, che lo accompagnava nei peggio locali. D: proprio. Che lo chiamava “il duca mio” perché c’aveva anche lui un nasco che pareva un becco. Ho capito solo dopo il riferimento colto. G: eh, allora? D: allora, ti ricordi che Dante andava dietro alla Bea, che era proprio cotto, perso, tutto il giorno a scriverle poesie e a farle gli appostamenti sotto casa… G: eh… G: e lui? D: lui, che come tutti noi era un po’ un morto di topa, ma aveva comunque un senso dell’amicizia, porta dante per locali, gli fa conoscere un po’ di altre ragazze…insomma, fa il suo lavoro in maniera pulita e senza ammazzamento. Accoppiato l’amico ad una di orciano, una morettina, corre dalla Bea e riscuotere il suo premio… G: e? D: e scopre che lei è partita per Firenze. Lettere classiche. Ha cambiato numero di telefono e non risponde alle mail. G: puttana! D: già…il Vi ha avuto un crollo che non ti dico, tra la sdentata con Beatrice e i sensi di colpa per Dante. Dicono che stia sempre alle porte del “Paradise” a scroccare 5€ per la coca. G: poraccio…ma te come le sai, ste cose? D: ho parlato con Paolo e la Francesca. G:? D: ti ricordi? Quella che il moroso l’ha scoperta a letto con un altro e a momenti li pigliava entrambi a manganellate… G: Paolo il rasta? D: Sì! Quello di gradara. Dopo…l’incidente…sono scappati all’estero. G: dove? D: hanno aperto una piadineria alle canarie. G: aspetta…non era Ugolino il vecchio moroso della Francesca? D: ugolino…ugolino… G: sì, che l’ultima ragazza sua l’ha messa incinta, poi l’ha presa a bastonate col randello “barcollo ma non mollo” e ha ucciso lei col figlio. D: ugo il fascista? G: sì, è in galera a forlì, adesso. D: starò attento. Quella è gentaccia. G: Oh…poi perché mi hai chiamato? D: per la mail di dante. Quel patacca ci ha messo dentro un worm. Poco poco e mi andava a puttane il pc. Non aprirla. G: tranquillo. Ma poi cosa ci sarebbe scritto? D: niente… le sue cazate…che la terra è piatta, che sotto fosso seiore c’è l’inferno… G: per ora lì ci sono solo le mignotte. D: appunto. Ma poi questa cosa del geocentrismo come è cominciata? G: col greco…quel ragazzo di Patrasso…Tommaso…giusto? No, aspetta, era Tolomeo. D: il Tolmi! Quel baluba! G: …che andava in giro a dire boiate tipo “oh, lo sai, la terra è piatta” e tutti a rispondergli “allora perché non l’arrotoli e non te la infili per il buco del…” D:ahah! E l’unico che lo stava a sentire era quel coglione di dante! G: già…ma mi hai chiamato solo per la mail? D: se riesci, mi mandi heart of the sunrise degli yes? G: certo. D: e la prossima volta ci armiamo di stupefacenti e finiamo i personaggi della divina commedia! Ciao Guescio! G: ciao don! *click*
CesareNiceforo l'ha postato alle17:02 commenti (3)
lunedì, agosto 13, 2007
IL RITORNO A CASA DEL MARQUESE DIEGO RAMON XIMENEZ DE NORIEGA ( ya Conde de Bocanegra)
CesareNiceforo l'ha postato alle15:27 commenti
sabato, maggio 12, 2007
BRACCIO DI FERRO trad. del saggio della dott.ssa Mary Mbalzy La cosa che sorprende di più di questo cartone è come il suo target sia stato frainteso. Da quanto sopra esposto pare ovvio che il Braccio di Ferro sia una produzione filosoficamente impegnata e concettualmente impregnata di Nichilismo pessimista, leopardiano. Solo con una buona cultura storico-letteraria è possibile intuire quale densità di idee sorregga ogni episodio, quante ardite provocazioni filosofiche, pensate soprattutto per far riflettere lo spettatore, costellino le azioni dei vari protagonisti: Braccio di Ferro, Poldo, Pisellino, Olivia e Bluto.
CesareNiceforo l'ha postato alle20:11 commenti (1)
mercoledì, novembre 15, 2006
WILMA alias ANTONIA: Storia di una Bicicletta pluridecorata. Dicono che ogni principe azzurro sia proporzionato al suo cavallo. C’è chi monta un superbo stallone bianco, e chi, più mestamente, deve accontentarsi di una bicicletta modello “Sedan 1870”. È la mia bici, passata di mano in mano ai cadetti della famiglia Von Bismark, finché, nel lontano 1918, un non meglio specificato parente la scambiò con un pacchetto di Multifilter in quel di Vittorio Veneto. Prima di arrivare a Fano, il biciclo era sopravvissuto alla battaglia di Sedan, a Solforino, alla Guerra di Crimea e al massacro di Verdun, svolgendo con inalterabile efficienza la propria funzione di mezzo di trasporto dello stato maggiore prussiano. Si dice che lo stesso primo cancelliere tedesco, ereditandola dal nonno Gino Von Bismark, sia esploso in un commosso “occmel!”, e che si mise subito a girarci nel cortile del palazzo imperiale, facendo imbestialire le guardie di Guglielmo I. Otto la diede al figlio, Nove, che la truccò abbassandone l’assetto e inserendo un calibro 12 nella seconda canna, ma che la perse in uno dei suoi tanti pokerini in birreria. Colui che la vinse, Gottlieb von Herwig, soprannominato “er tajo”, per la cicatrice sulla faccia e per il ben radicato senso dello stile, portò la bicicletta in Russia, dove salvò più volte la vita del suo proprietario, sfidando i proiettili con il telaio di ferro battuto (che qualcuno dice forgiato da mani ultraterrene) e impressionando le contadine slave che bazzicavano nei dintorni di Balaklava. Un caso del destino volle che Gottlieb mettesse su famiglia con una di esse, tale Tatiana, e che con lei fosse dislocato al confine con il Belgio. Nonostante le premurose cure della moglie, von Herwig morì all’età di sessantun anni, quando il suo fegato si rese conto di aver avuto a che fare con cibo germanico per così tanto tempo. La bici passò dunque al figlio maschio Herbert, X plotone assaltatori, divenuto leggendario in Germania per aver battuto un ancora imberbe Einstein al gioco del filetto, ma soprattutto per aver introdotto nei villaggi occupati l’usanza bavarese dello Jodel, di cui era un fanatico quanto improbabile sostenitore. Ad ogni sfilata ufficiale, così come ad ogni assalto alla baionetta, Herbert si presentava avvolto nella sua uniforme come una valigia nella pellicola trasparente, ricordando a tratti l’uomo di latta per il suo incedere meccanico e marziale, causato dalla montagna d’amido riversata su ogni capo d’abbigliamento o accessorio. Si dice che ricoprisse d’amido anche la spada d’ordinanza, irrigidendola ancora di più e aumentandone le capacità di penetrazione, raggiungendo livelli simili solo a quelli delle armi bianche viste nel fumetto “Gundam”. Al suo fianco, fonte d’ispirazione e amica inseparabile, c’era la bicicletta, la cui vernice nera, oramai incanutita, era tempestata d’ogni sorta di medaglie, dal bronzo al valor civile per il salvataggio di un gattino, alla strameritata croce di ferro, per aver protetto con il proprio corpo l’imperatore di Germania. Purtroppo però non bastò il suo coraggio a salvare dalla morte il giovane Herbert, quando, tornando da un assalto non riuscito, e accorgendosi di avere le scarpe slacciate, si piegò scordandosi di togliere i pantaloni, che nella loro intonsa durezza (e ormai affilati come e più della spada) gli tranciarono in due il fegato, la milza, due vertebre, l’intestino crasso, quello tenue, lo stomaco e portandosi via un pezzo di polmoni. E scheggiando, a quanto pare, due o tre costole. Dopo aver presenziato ai funerali a sue spese, la bicicletta fu riposta su un treno e rispedita all’ormai vecchia Tatiana, in quel di Monaco. Qui, per regio decreto, ogni pezzo di metallo doveva essere riciclato in favore dell’industria bellica. Wilma (perché questo era il suo nome) fu salvata da un intervento straordinario del sommo pontefice, che pose come unica condizione il suo trasferimento nei domini dell’imperatore d’Austria, la cui comprovata fede cattolica l’avrebbe tutelata dagli slanci materialisti degli eretici luterani. Così con una lacrima a bagnarle il fanale, si imbarcò sul primo treno per Innsbruk, sperando nel domani. Ma la vita in Austria non sembrava destinata a migliorare. Scontratasi fin dai primissimi momenti con l’accento robotico dei retici, Wilma fu assegnata per la seconda volta ad un plotone assaltatori, in particolare al suo capitano, tale Stephan Kissinger, sospetto sodomita, sicuro squilibrato , che ogni tanto le si avvicinava e con la scusa della catena da oliare metteva mano laddove non avrebbe dovuto. Si trattava di un rituale giornaliero, condotto con la veemenza del maniaco, e fu ripetuto quotidianamente fino alla grande vittoria di Caporetto, al termine della quale, ancora insanguinato, si presentò a lei con un mazzo di fiori in mano, chiedendole di sposarlo. Wilma preferì mantenersi sui toni di un indeciso silenzio, volendo evitare di ferirlo pur covando un profondissimo rancore nei suoi confronti. Quando infine Stephan fu scoperto a corteggiare un obice da montagna, il comandante del suo reggimento decise di dislocarlo altrove, pur lasciando al fronte la bicicletta, divenuta ormai una specie di mascotte. Ma il destino aveva in serbo per Wilma un altro beffardo imprevisto: la ripresa dell’offensiva italiana e lo sfondamento a Vittorio Veneto portarono ad un crollo del morale austriaco. Pochi giorni prima della fine dell’armistizio, Johan Krueger, fino a quel momento apparentemente sano, decise di scappare con Wilma, per la quale, dichiarò in seguito, provava un profondissimo rispetto, ma nulla che andasse oltre l’amicizia. A una manciata di chilometri da Padova fu fermato da un giovane ferroviere, tale Vittorio Fattori, mio bisnonno, che con un abile gioco di sofismi lo convinse che Wilma era, in effetti, una gran bella bicicletta, ma che era pur sempre una bicicletta, con i suoi sentimenti, la sua catena, le sue ruote, che aveva bisogno dei suoi spazi, che Johan la soffocava, e via discorrendo. Johan non capiva una parola d’italiano, e a convincerlo bastò la stecca di sigarette centos che Vittorio sperava di smerciare al fronte. Propose così un baratto, in virtù del quale si impegnava a scambiare una bicicletta per dieci sigarette, a non prendere più le armi contro il regno d’Italia e a convincere il Kaiser ad abdicare, o questo è quanto ci fu riferito dal bisnonno. La canna fu ripulita e riverniciata di un bel rosso Borgogna, venne eliminata l’antiestetica aquila tedesca, sostituita con l’onorevole croce di casa Savoia, e tutte le medaglie vennero contrabbandate ai commercianti di memorabilia; fatto ciò Wilma fu ribattezzata Antonia e portata a Fano con il treno che il bisnonno aveva l’onere di scarrozzare lungo la costa. Il resto, come si suol dire, è storia nota.
CesareNiceforo l'ha postato alle23:11 commenti (2)
domenica, settembre 10, 2006
LA SPESA DEL SABATO POMERIGGIO "quello che penso sulla letteratura di memoria lo sapete già, quindi non rompetemi i coglioni" Fare la spesa con mia madre è una faccenda al limite del martirio, al pari di Guerre Stellari, una parabola di caduta e redenzione, dall’elevato valore simbolico e allegorico. Solitamente si comincia con le verdure, analizzate ad una ad una con bolscevica lentezza e sacralità: si tasta la consistenza di ciascun melone, le susine e le albicocche sono annusate e ascoltate prima di finire nel sacchetto di plastica, si può parlare di pesche solo a proposito di capolavori di michelangiolesca perfezione. È una sosta propedeutica alla salumeria, questa: si possono così pensare quei peccati che verranno confessati (e non si sa se perdonati) durante l’acquisto del prosciutto. Si tratta infatti di un luogo in cui si legge l’uomo per ciò che è, una giungla in cui solo i più forti ottengono ciò che vogliono davvero. I timidi, al banco salumi, soccombono alle mille richieste dei salumieri, non sanno cosa sia il taglio di un prosciutto, né quando o come si possano scaldare le olive ascolane. E guai allo sprovveduto che chiederà quale formaggio dia il suo meglio con il miele. Ma mia madre no . Lei si muove a suo agio, tra i prosciutti cotti e crudi, come una leonessa nella savana. Punta il salumiere più giovane, lo avvicina, gli chiede un san Daniele dolce, ma non troppo, vuole un taglio buono, ma che non sembri finto, e una burrata, se ce l’hanno, ma come non ce l’avete, è così buona! Vada per la bufala allora, me ne dia 3 etti, sia preciso, sa com’è, non vorrei che mio figlio ingrassasse. Il salumiere è totalmente succube. Non ha mai sentito in vita sua una cliente domandare un san Daniele, poco ci manca che non lo sappia lui stesso. È lui in imbarazzo quando deve dire che non c’è la burrata, e per la fretta mette qualche mozzarellina in più, ma questo a mia madre non importa, voleva solo far capire chi è il più forte. Il commesso balbetta pronunciando il suo solito “lascio?”, non si riconosce più, non è più il re della foresta. Ma non fa in tempo ad alzare lo sguardo e a cercare di recuperare la stima in sé stesso perché la signora è andata, lo ha umiliato, e gli altri clienti sono pronti, come iene, a saltare addosso ai resti della leonessa. Passando per la galleria dei dolciumi e dei formaggi, però, il silenzio è d’obbligo, è regola che non va infranta, legge non scritta, è permesso solo qualche borbottio sporadico, e pare d’essere a un battesimo, quando elencate le lusinghe del demonio, il fedele è costretto a dire, a denti stretti, il suo “rinuncio”. Rinunci al cioccolato 100% fondente? Rinuncio… Rinunci alle lusinghe del barattolone da tre chili di Nutella? Rinuncio… Rinunci alle marmellate, ai cioccolatini, al pecorino, al formaggio di fossa, ai cereali ricoperti di cacao? Rinuncio… e così via, per dieci metri di umiliazione, raccogliendo il coraggio a due mani per prendere un pacco di piadine, e poi tornando al carrello e muovendosi verso la prossima mortificazione: il reparto biscotti e grissini. Qui pare d’essere nel deserto dove Gesù passò 40 giorni, tentato dal demonio, e le scatole, spesso e volentieri del colore della sabbia, non aiutano certo a cambiare impressione. È molto meno affollato del reparto dolci e formaggi, è deserto, appunto, pare addirittura di veder rotolare qualche balla di sterpaglia, e il vecchio Tuco sforacchiare la borraccia di Clint Eastwood. Non c’è refrigerio, l’aria condizionata è rotta… ma a la guer com a la guer, si deve andare avanti, e dai biscotti si giunge alle conserve, maledetto girone, affollato dalle stesse commesse che sistemano le stesse scatolette da dieci anni, agli stessi posti, il sabato pomeriggio. Suona chiara e forte la voce del grande fratello: ci ordina di partecipare alle promozioni, canticchia jingle poco orecchiabili, infrange le più basilari leggi della comunicazione radiofonica proponendo canzoni inascoltabili, di ritmi e parole quantomeno bislacchi. Quando finalmente si arriva al reparto profumi, sembra di essere giunti in paradiso, ma la sensazione dura poco, e prende presto il sopravvento il sento di disgusto e nausea provocato dallo scriteriato miscelarsi di olezzi ed essenze. Si è quasi giunti alla fine del cammino, a poco a poco i suoni della cassa si fanno più vicini, finché non ci si mette in fila, a testa bassa, mortificati e demoliti nello spirito da questo viaggio allucinante, i bip della cassa che ci stordiscono e scrivono i nostri peccati su una miniatura del necronomicon, ad uno ad uno li conteggiano, li esaminano, ci dichiarano quanto valiamo…finché uscimmo a riveder le stelle.
CesareNiceforo l'ha postato alle19:12 commenti (6)
martedì, agosto 22, 2006
IL COMPLEANNO DELL'IMPERATORE (aka "il don") 20 luglio 2006
CesareNiceforo l'ha postato alle11:37 commenti (8)
lunedì, luglio 25, 2005
SERATA DI SABATO 23 LUGLIO 2005 18.30: vengo avvisato. Alle nove e mezza a casa di Nendo. Ferra: ok, don, tu porti una pentola, io porto le salsicce fine conversazione. Rubo una pentola ed una specie di grill da mia madre. 20.06: arrivo a casa Romano. Estratto da una conversazione con Nendo. Nendo: oh fattò, andiamo al lago lontano o a quello vicino? 20.10-21.qualcosa: conversazione Io: STRISCIA! MERDA! VUOI LE SIGARETTE! STRISCIA!!!!! 22.50: ci dirigiamo verso il lago "vicino"(a 2 km). Nendo e ferra in motorino (sullo stesso. Senza casco. Senza patentino. Senza targa. Senza fanali posteriori. Senza specchietti. Senza un mucchio di altre cose) io in bici. Nendo: io conosco un laghetto qua vicino... è forse più vicino a casa mia di questo...*sorriso alla Nendo* 23.09: arrivo ad un bivio. Classica scena da film con la strada illuminata, asfaltata e NORMALE e il sentierino diabolico, desertico, con gli scheletri impiccati ad alberi ringhianti. Nendo imbocca il sentierino con gli scheletri. Ferra: tocchiamoci i coglioni e facciamoci le corna, ma se troviamo il don squartato in una pozza di sangue, che fai? avevo un coltellino a serramanico e mezzo remo. So che è autobiografia, ma sto' giro merita!
CesareNiceforo l'ha postato alle12:34 commenti (5)
lunedì, giugno 13, 2005
Infrango per una volta il tabù autobiografico di questo blog per un simpatico aneddoto... Sciaqquetta: ma voi scout siete sempre...come dire... (questa è successa veramente. Il fatto che lei, di cui non farò il nome, abbia riso per mezz'ora [cronometrata]del fatto che mi era caduto il tappo di una bottiglia d'acqua nel bicchiere dovrebbe farvi squillare un campanello d'allarme) "only a sith deals in absolutes!" *swanbzp*
CesareNiceforo l'ha postato alle22:46 commenti (10)
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Home d&d, sotterranei, draghi, marce trionfali eccetera eccetera...
A proposito di me... io sono colui che è, che fu e che sarà. A me basta, non so a voi.
SUPERCAZZOLA DEL GIORNO(generata a random) A proposito di me, "FOR DUMMIES" siccome non capita a tutti di riuscire a comprendere l'essenza di un'entità palesemente di origine divina, in questa guida a "me stesso for dummies",affermo di essere un tipo trasandato, stanco, una bestia immonda che si crogiuola nell'infima sua mondezza...no, scherzo. Non sono stanco. Scherzi a parte, sono me stesso, e di questi tempi è già un grosso passo avanti. Amo tutto ciò che ha anche solo un vago sapore di antico (tranne il cibo scaduto), e un giorno, forse non troppo lontano, una mano amica mi incoronerà nuovo imperatore del ricostituito impero romano. Per allora avrete già imparato a chiamarmi Basileus kai Autokrator.Odio L'eccesso, in tutte le sue forme, nemico com'è del giusto mezzo che caratterizza la natura stessa dell'uomo. Sia l'eccesso di eccessi o l'eccesso di prudenza, l'eccesso di cura o l'eccesso di incuria...In medio stat virtus, recita un famoso adagio latino.Amo Amo l'uomo, ma amo ancora di più la donna.RITRATTI
MOTTO DEL GIORNO pensiero del giorno -Il Ragno intesse la sua tela nel palazzo dei cesari il gufo chiama l'ora nelle torri di Afrasiab (Mehemet II, entrando a santa sofia, 29 maggio 1453, caduta di Costantinopoli)pensiero del giorno -(IO)Nando, what's the unknown soldier? (NENDO)the announ sogier is an omin picul picul whot camin and spar...pensiero del giorno Tarapia tapioco! Brematurata la supercazzola o scherziamo? No, dico, posterdati per due come se fosse antani anche per lei, o scribai con burfaldina solo in due, con doppio scappellamento a destra?ah, vedo che lo preferisce a sinistra!pensiero del giorno se oggi seren non è, domani seren sarà, e se non sarà sereno si rassereneràpensiero del giorno - ehi pupa, hai circa 200 ossa in corpo. ne vorresti per caso uo in più?pensiero del giorno - ehi pupa, sono un donatore dell'aido, ti interesserebbe un organo?pensiero del giorno - questa sega è una pippa! (lavorando il legno)pensiero del giorno - attila!attila! A come atrocità! doppia TT,come terremotetraggedia, I come iradidddio! L come lgo de ssangue! A, come adesso vengo li e ti sfascio i conni!PIANO DI CONQUISTA DEL MONDO Beh, non crederete mica che farò lo stesso errore di ogni supercattivo idiota, rivelando ciò che non dovrebbe essere rivelato?
Il mio banner leggo... leggo quel che capita, per lo più libri con parole.avete vivistato il dungeon in... *loading*Categorie diesfumetti piter sogni tratti Archivio agosto 2008 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 luglio 2007 giugno 2007 maggio 2007 aprile 2007 marzo 2007 febbraio 2007 gennaio 2007 dicembre 2006 novembre 2006 ottobre 2006 settembre 2006 agosto 2006 luglio 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 dicembre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 visitate... |