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dei sotterranei e dei draghi

giovedì, agosto 30, 2007



Il Kastron di Rometta ha ormai perso la sua importanza strategica all’interno dello scacchiere siciliano, e per questo il governo di Costantinopoli ha deciso di adibirlo a casa di riposo per veterani.
C’è tutto quello che un vecchio soldato in pensione può desiderare: bambini pagati per prestare orecchio a storie di guerriglia, giovani infermiere spedite appositamente dalla Persia, sedie a rotelle con ruote falcate e un bellissimo laghetto con le paperelle, oltre ad un ben fornito serraglio abitato dalle bestie più disparate: si va dal tipico cosmopavone Bizantino al rarissimo Equiglio, l’equino con il corpo di coniglio e la testa di coniglio.

Ma a non tutti bastano le paperelle o le infermiere: il nocciolo duro, gli ex soldati dei tagmata armeni continuano ad indossare le loro uniformi lucide, a contare mille favole di gloria e di battaglie. Andreas Castamonites è uno di loro.
“Cani normanni! Cani normanni!”
…Povero Andreas, la guerra in Sicilia lo ha proprio fatto uscire di senno. È in ricovero qui da dieci anni ormai, insieme a tanti suoi commilitoni, e in dieci anni non si è mai voluto togliere il klibanion. Non chiedetemi che medico avrebbe il coraggio di visitarlo, adesso!
Passa tutto il tempo libero a sua disposizione (e vi assicuro che non è poco) sulla sedia a rotelle, a maledire i suoi antichi avversari e a guardare vecchi film di guerra alla tv: se ne ingolla anche tre o quattro alla volta, proferendo parola solo quando si tratta di commentare il realismo delle scene e dei combattimenti.

L’ultima pièce cinematografica che ha avuto il coraggio di divorarsi è stata “la guerra delle bottiglie”: titolo evocativo di schermaglie tra beoni in qualche vicolo di paese, preferibilmente nei Balcani.
Chi glielo fece avere fu la sua famiglia, dopo la sua coscrizione costretta a vivere come grande equipe teatrale: e con lui vollero vederlo.
L’ambientazione era ben strana: uno sconosciuto fronte alpino durante un conflitto 15-18 fantastoricamente rielaborato, in cui l’america PseudoGuglielmina aveva deciso di schierarsi a sostegno dell’Asse Tokio-Berlino.
Non c’erano le premesse, insomma, perché questo film piacesse al vecchio Andreas.
Lo svolgimento era ben strano anch’esso. Più che film di guerra, pareva un film concettuale sullo stile di Primavera, estate, autunno, inverno e ancora primavera: i due contendenti, un soldato Italiano ed un suo rivale Italo-americano si fronteggiavano, il primo a monte, il secondo a valle, raccontandosi barzellette razziste e scavando trincee fortificate con casse di bottiglie Acqua Norda. Tutta la storia ruotava intorno all’italiano e al suo tormento interiore, al senso di soffocamento provato in quella gabbia di plastica e vuoti a rendere.
No, di certo non era un film per il povero vecchio Andreas.
Dove sono le uniformi?
Dov’è il sangue?
Dov’è la lotta?
L’ebbrezza belluina, di un adrenalinico e fotovoltaico massacro all’arma bianca, alla baionetta o a colpi di moschetto?

Niente! Solo dialoghi barbosi ed occasionali gag su zingari e neri americani, tra l’altro molto annacquate e private (grazie, cari traduttori!) della loro originaria incisività. Si aggiunga a questo il fatto che i suoi cari, assunti dal teatro comunale di Gallipoli per rappresentare a teatro questo capolavoro di cinema cervellotico, ripetevano a pappagallo interi brani dello stesso, durante i (neanche troppo) rari intermezzi di assoluto silenzio, recitandoli con inutile verve declamatoria.

Il regista, poi, è addirittura un turco.
Sia chiaro! In pochi, all’ex kastron hanno davvero qualcosa contro i turchi: i più li considerano solo una divertente massa di barbari ubriachi e pasticcioni, innocui rifiuti delle steppe transcaucasiche. Ma non il povero Andreas.
Dieci anni prima, contro un turco, si era giocato la sua pensione, la sua terra e la sua famiglia, in una partita a poker vistosamente truccata. Il turco maledetto doveva morire! E morì, ucciso da Andreas, dopo un lungo e avventuroso viaggio per mare e per terra alla ricerca del regno di Prete Gianni.
Ma questa, mi scusino, è già un’altra faccenda.

CesareNiceforo l'ha postato alle23:21 commenti

lunedì, agosto 13, 2007

IL RITORNO A CASA DEL MARQUESE DIEGO RAMON XIMENEZ DE NORIEGA ( ya Conde de Bocanegra)




"Marquese Diego Ramon Ximenes de Noriega, ya conde de Bocanegra!"
"A rapporto!"
"Sabes que tu tienes un nombre muy largo?"
"sì, es por mi vanidad"
"vale"
"que pasa?"
"pasa que la guerra es al fin. Puedes reir a tu casa"
"vale"

Sono passati nueveciento anni.
Ed in novecento anni, la Ciudad, Sevilla, non la si riconosce più, e tampoco la situazione storica.
Ovunque l'ibero è in catene, il gallo becca, la saracinesca è aperta, la veneziana chiusa, persiane non ci sono: la crema della cataluña, basco in testa, fa ciò che è in suo potere per espugnare la castilla, non ostante che cantabri in preda a turbe, valenciemente lottino sugli spalti, o si dian da fare per difender la coruña.
"niente malaga!", ammira un berbero sbarbato, rapitor di Moro, sgranocchiando del gran turco.
Pur di poter addentare qualcosa, i borboni qua si dicon portoghesi, ed entrano aggratis in locali scandalosi, dove amanti d'amor greco fanno arrossire i visigoti vecchio stampo (han la puzza sotto il loro nasone asburgico: nemmeno lasciano la mancha ai camerieri)"famo alla romana?" e se ne vanno.
Un circuito strambo, entonces, una Storia abbastanza confusa, un cane che si morde il caudillo.
"Cabron!"
Servirá tempo per adattarsi.

La parata interminabile de los extrañeros, che pure lo comprende, lo que es delle rive del metauro, la mira dal suo scranno aristocratico: non soltanto puledre di Marna, Senna e Manzanar, non solo jager austroungariche al passo dell'oca, o suise puttanie mezzosangue,quartosangue, brasilianti: son mandrie di bestiame intra o extracomunitario!
Manzi nederlandesi, vacche teutoniche, somari cimbri, galline nipponiche, che si inchinano si inchinano sprecando arigatò e beccando foto con le loro modernissime daevù, nicon, soni; pauci inglesi, coloniali al solito, casco bianco e giubba rossa, con curiositá giudicano los catolicos, yppur li seguono con nonchalante charme britannico, lusingati dai grugniti di porci e maiale sfuggiti al cheghebè o posteriori ad esso.
Gli italiani, parassiti, si aggregano e disgregano a seconda: sentimento
nazionale o forse più presenze (o nondimeno assenze) di vianccia, fumo buono e freña (o ñocca).

No, non c'è dubbio, non sussiste, che da quando si cantava de suo cid, tutto è cambiato:certo in peggio.
Un conte, giá marquese, de noriega, ¡vivaddio! costretto in una camera
d'ostello, a condividere il suo tempo con un russo!
E codestas nuevas indias, che han portato tante tapas, certo, ma la topas, quella resta sempre un sueño (calderon!), per il marquese, giá conde di bocanegra, che dai tempi del feroce saladino (e son passati pure novecento anni!) non consuma alcuna unione o matrimonio.
E sevilla, perla dell'andalucia, non è poi più la stessa, sempre che lo sia mai stata:  solamente abbiam salvato il bel barroco, il bel suo sfarzo, tutto l'oro che sì, vabbè, ci arriva in nave dalle americhe: ma Cristo,l'Iddio del Cid (mio Cid!), non potrebbe accontentarsi d'altro.
Eppure, non ne par contento: nè il marquese, nè alcun altro, ne ha mai visto (nei ritratti) il volto allegro, o anche sereno: questo povero jesùs, sta sempre affranto, demasiado!
Dev'essere il lavoro. Non è il tipo da parlarne, si tiene molto sulle sue, ma non fa certo piacere, alle lunghe, essere il figlio del padrone.
Come un figaro (barbiere, appunto, de Sevilla), ma evergreen: tutti lo
vogliono, tutti lo cercano, jesùs di qua, jesùs di là, ma lui non ne vuole sapere di tutte quelle scomode attenzioni, è modesto, `poveretto, timido, non come la madre che è sempre dappertutto: gira ddirittura voce che per un anno intero abbia viaggiato sotto mentite spoglie, camminando sull'oceano per fuggire alla folla, rasato, sbarbato, cambiando coñome (de rossi, non più di nazareth), fingendosi un agente della RAS.Ma a suo padre, javè di Nazareth, tutto questo non è mai piaciuto: "Fatti
crescere i capelli!" sì padre! "E la barba!"Sì padre! "E ricomincia a bucarti, che ti si sono quasi chiuse le stimmate!" Sì padre!
un sì padre dietro l'altro, e il timido jesùs, smessi i panni dell'agente assicurativo, si sforza di ritornare al suo tran tran eterno (per saecula saecolorum) di celebritá messianica.
Hai voglia a dire che se prende una birretta poi non deve pagarla, che tiene uno yatch lungo quanto la flaminia, o che esce tutto il tempo con modelle e belle attrici: essere dio stanca. Punto.
Ma d'altronde, oñuno ha le sue croci.
La croce di una fobica misoginia, ad esempio, che pesa sulle spalle del conte, giá marquese de Noriega.

"Porqua te ne sei andato, nichelou, siàmo usciti insieme, e insieme sarèmo dovuti tornàre..."
"Taci Mujer!"
Nessuno critica il marquese Diego Ramon Ximenez de Noriega, giá conde di Bocanegra!
Egli è come il lupo della steppa, corridore solitario e fiero artefice della propria suerte!
Rapido come la folgore!
Sordido come la forcipe!
Libero come l'antilope!
Duro come l'Ofiolite!
Egli si crogiula e si compiace della propria solitudine, e libidine, e tratta come fosse suo, a ragione, ogni angolo, e ogni anima, di esta ciudad maldida!
Ay, mujer!
Non bastan gli occhi rabidi di una stampellona d'ile de france per fletterne il superomismo dannunziano!
Ay, franzesas!
E ad un certo punto è d'obbligo per il marquese, giá conde de Bocanegra, senza armate e senza feudi per cui ser el demiurgo, tra una vodka y una cerveza tirar fuori dal cassetto il mai dimenticato ammonimento Mediceo:
"Quant'è bella giovinezza
che si fugge tutta via
del doman non c'è cerveza (Il magnifico beone!)
chi vuol esser lieto, sia."
Si fugge, si fugge! Tuttavia noi non si sa poi esser tanto lieti.
Chi, chi potrebbe essere lieto in un mondo che tratta il sale della nostra fonetica, la parola tronca, come il Vallone tratta il Fiammingo?
Non vi è piú una cultura dell'accentazione, i pedanti han combattuto, sì, la buona battaglia, ma senza purtroppo riuscire ad arginare l'avanzata della koinè albionica e delle sue invincibili falangi di sdrucciole, bisdrucciole, tris quadris e quintisdrucciole-
Niclow!
Nicolas!
Nikolo(Heil, hitler!)!
Nicheloou...?
O tempora! O mora!
O in una casa dove inespugnabili lagerkapo`sudtirolesi fulminano tutti gli astanti immersi in silenziosa cura,con sguardo raggelanteImperialregio, un po`Schiffer, un poco Radetzky?
O tempora! O mora sin verguenza!
Non basta, no, non più, il manganello per fermare questa rapida caduta en el oblio.
Gioventù lassata! Gioventù lassista!





"Teneis cosas mejor? Mejor de una sveltina col Marquese (giá conte di Bocanegra)? Entonces Baila, crucca maldida, baila: vierrà el tiempo!"

CesareNiceforo l'ha postato alle15:27 commenti

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d&d, sotterranei, draghi, marce trionfali eccetera eccetera...

A proposito di me...

io sono colui che è, che fu e che sarà. A me basta, non so a voi.

SUPERCAZZOLA DEL GIORNO(generata a random)

A proposito di me, "FOR DUMMIES"

siccome non capita a tutti di riuscire a comprendere l'essenza di un'entità palesemente di origine divina, in questa guida a "me stesso for dummies",affermo di essere un tipo trasandato, stanco, una bestia immonda che si crogiuola nell'infima sua mondezza...no, scherzo. Non sono stanco. Scherzi a parte, sono me stesso, e di questi tempi è già un grosso passo avanti. Amo tutto ciò che ha anche solo un vago sapore di antico (tranne il cibo scaduto), e un giorno, forse non troppo lontano, una mano amica mi incoronerà nuovo imperatore del ricostituito impero romano. Per allora avrete già imparato a chiamarmi Basileus kai Autokrator.

Odio

L'eccesso, in tutte le sue forme, nemico com'è del giusto mezzo che caratterizza la natura stessa dell'uomo. Sia l'eccesso di eccessi o l'eccesso di prudenza, l'eccesso di cura o l'eccesso di incuria...In medio stat virtus, recita un famoso adagio latino.

Amo

Amo l'uomo, ma amo ancora di più la donna.

RITRATTI

MOTTO DEL GIORNO

pensiero del giorno

-Il Ragno intesse la sua tela nel palazzo dei cesari il gufo chiama l'ora nelle torri di Afrasiab (Mehemet II, entrando a santa sofia, 29 maggio 1453, caduta di Costantinopoli)

pensiero del giorno

-(IO)Nando, what's the unknown soldier? (NENDO)the announ sogier is an omin picul picul whot camin and spar...

pensiero del giorno

Tarapia tapioco! Brematurata la supercazzola o scherziamo? No, dico, posterdati per due come se fosse antani anche per lei, o scribai con burfaldina solo in due, con doppio scappellamento a destra?ah, vedo che lo preferisce a sinistra!

pensiero del giorno

se oggi seren non è, domani seren sarà, e se non sarà sereno si rasserenerà

pensiero del giorno

- ehi pupa, hai circa 200 ossa in corpo. ne vorresti per caso uo in più?

pensiero del giorno

- ehi pupa, sono un donatore dell'aido, ti interesserebbe un organo?

pensiero del giorno

- questa sega è una pippa! (lavorando il legno)

pensiero del giorno

- attila!attila! A come atrocità! doppia TT,come terremotetraggedia, I come iradidddio! L come lgo de ssangue! A, come adesso vengo li e ti sfascio i conni!

PIANO DI CONQUISTA DEL MONDO

Beh, non crederete mica che farò lo stesso errore di ogni supercattivo idiota, rivelando ciò che non dovrebbe essere rivelato?

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leggo...

leggo quel che capita, per lo più libri con parole.

avete vivistato il dungeon in...

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