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dei sotterranei e dei draghi

mercoledì, novembre 15, 2006

WILMA alias ANTONIA: Storia di una Bicicletta pluridecorata.

Dicono che ogni principe azzurro sia proporzionato al suo cavallo.

C’è chi monta un superbo stallone bianco, e chi, più mestamente, deve accontentarsi di una bicicletta modello “Sedan 1870”.

È la mia bici, passata di mano in mano ai cadetti della famiglia Von Bismark, finché, nel lontano 1918, un non meglio specificato parente la scambiò con un pacchetto di Multifilter in quel di Vittorio Veneto.

Prima di arrivare a Fano, il biciclo era sopravvissuto alla battaglia di Sedan, a Solforino, alla Guerra di Crimea e al massacro di Verdun, svolgendo con inalterabile efficienza la propria funzione di mezzo di trasporto dello stato maggiore prussiano. Si dice che lo stesso primo cancelliere tedesco, ereditandola dal nonno Gino Von Bismark, sia esploso in un commosso “occmel!”, e che si mise subito a girarci nel cortile del palazzo imperiale, facendo imbestialire le guardie di Guglielmo I. Otto la diede al figlio, Nove, che la truccò abbassandone l’assetto e inserendo un calibro 12 nella seconda canna, ma che la perse in uno dei suoi tanti pokerini in birreria. Colui che la vinse, Gottlieb von Herwig, soprannominato “er tajo”, per la cicatrice sulla faccia e per il ben radicato senso dello stile, portò la bicicletta in Russia, dove salvò più volte la vita del suo proprietario, sfidando i proiettili con il telaio di ferro battuto (che qualcuno dice forgiato da mani ultraterrene) e impressionando le contadine slave che bazzicavano nei dintorni di Balaklava. Un caso del destino volle che Gottlieb mettesse su famiglia con una di esse, tale Tatiana, e che con lei fosse dislocato al confine con il Belgio. Nonostante le premurose cure della moglie, von Herwig morì all’età di sessantun anni, quando il suo fegato si rese conto di aver avuto a che fare con cibo germanico per così tanto tempo. La bici passò dunque al figlio maschio Herbert, X plotone assaltatori, divenuto leggendario in Germania per aver battuto un ancora imberbe Einstein al gioco del filetto, ma soprattutto per aver introdotto nei villaggi occupati l’usanza bavarese dello Jodel, di cui era un fanatico quanto improbabile sostenitore. Ad ogni sfilata ufficiale, così come ad ogni assalto alla baionetta, Herbert si presentava avvolto nella sua uniforme come una valigia nella pellicola trasparente, ricordando a tratti l’uomo di latta per il suo incedere meccanico e marziale, causato dalla montagna d’amido riversata su ogni capo d’abbigliamento o accessorio. Si dice che ricoprisse d’amido anche la spada d’ordinanza, irrigidendola ancora di più e aumentandone le capacità di penetrazione, raggiungendo livelli simili solo a quelli delle armi bianche viste nel fumetto “Gundam”. Al suo fianco, fonte d’ispirazione e amica inseparabile, c’era la bicicletta, la cui vernice nera, oramai incanutita, era tempestata d’ogni sorta di medaglie, dal bronzo al valor civile per il salvataggio di un gattino, alla strameritata croce di ferro, per aver protetto con il proprio corpo l’imperatore di Germania.

Purtroppo però non bastò il suo coraggio a salvare dalla morte il giovane Herbert, quando, tornando da un assalto non riuscito, e accorgendosi di avere le scarpe slacciate, si piegò scordandosi di togliere i pantaloni, che nella loro intonsa durezza (e ormai affilati come e più della spada) gli tranciarono in due il fegato, la milza, due vertebre, l’intestino crasso, quello tenue, lo stomaco e portandosi via un pezzo di polmoni. E scheggiando, a quanto pare, due o tre costole.

Dopo aver presenziato ai funerali a sue spese, la bicicletta fu riposta su un treno e rispedita all’ormai vecchia Tatiana, in quel di Monaco.

Qui, per regio decreto, ogni pezzo di metallo doveva essere riciclato in favore dell’industria bellica. Wilma (perché questo era il suo nome) fu salvata da un intervento straordinario del sommo pontefice, che pose come unica condizione il suo trasferimento nei domini dell’imperatore d’Austria, la cui comprovata fede cattolica l’avrebbe tutelata dagli slanci materialisti degli eretici luterani. Così con una lacrima a bagnarle il fanale, si imbarcò sul primo treno per Innsbruk, sperando nel domani.

Ma la vita in Austria non sembrava destinata a migliorare. Scontratasi fin dai primissimi momenti con l’accento robotico dei retici, Wilma fu assegnata per la seconda volta ad un plotone assaltatori, in particolare al suo capitano, tale Stephan Kissinger, sospetto sodomita, sicuro squilibrato , che ogni tanto le si avvicinava e con la scusa della catena da oliare metteva mano laddove non avrebbe dovuto. Si trattava di un rituale giornaliero, condotto con la veemenza del maniaco, e fu ripetuto  quotidianamente fino alla grande vittoria di Caporetto, al termine della quale, ancora insanguinato, si presentò a lei con un mazzo di fiori in mano, chiedendole di sposarlo. Wilma preferì mantenersi sui toni di un indeciso silenzio, volendo evitare di ferirlo pur covando un profondissimo rancore nei suoi confronti.

Quando infine Stephan fu scoperto a corteggiare un obice da montagna, il comandante del suo reggimento decise di dislocarlo altrove, pur lasciando al fronte la bicicletta, divenuta ormai una specie di mascotte.

Ma il destino aveva in serbo per Wilma un altro beffardo imprevisto: la ripresa dell’offensiva italiana e lo sfondamento a Vittorio Veneto portarono ad un crollo del morale austriaco. Pochi giorni prima della fine dell’armistizio, Johan Krueger, fino a quel momento apparentemente sano, decise di scappare con Wilma, per la quale, dichiarò in seguito, provava un profondissimo rispetto, ma nulla che andasse oltre l’amicizia. A una manciata di chilometri da Padova fu fermato da un giovane ferroviere, tale Vittorio Fattori, mio bisnonno, che con un abile gioco di sofismi lo convinse che Wilma era, in effetti, una gran bella bicicletta, ma che era pur sempre una bicicletta, con i suoi sentimenti, la sua catena, le sue ruote, che aveva bisogno dei suoi spazi, che Johan la soffocava, e via discorrendo.

Johan non capiva una parola d’italiano, e a convincerlo bastò la stecca di sigarette centos che Vittorio sperava di smerciare al fronte. Propose così un baratto, in virtù del quale si impegnava a scambiare una bicicletta per dieci sigarette, a non prendere più le armi contro il regno d’Italia e a convincere il Kaiser ad abdicare, o questo è quanto ci fu riferito dal bisnonno.

La canna fu ripulita e riverniciata di un bel rosso Borgogna, venne eliminata l’antiestetica aquila tedesca, sostituita con l’onorevole croce di casa Savoia, e tutte le medaglie vennero contrabbandate ai commercianti di memorabilia; fatto ciò Wilma fu ribattezzata Antonia e portata a Fano con il treno che il bisnonno aveva l’onere di scarrozzare lungo la costa.

Il resto, come si suol dire, è storia nota.

CesareNiceforo l'ha postato alle23:11 commenti (2)

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A proposito di me...

io sono colui che è, che fu e che sarà. A me basta, non so a voi.

SUPERCAZZOLA DEL GIORNO(generata a random)

A proposito di me, "FOR DUMMIES"

siccome non capita a tutti di riuscire a comprendere l'essenza di un'entità palesemente di origine divina, in questa guida a "me stesso for dummies",affermo di essere un tipo trasandato, stanco, una bestia immonda che si crogiuola nell'infima sua mondezza...no, scherzo. Non sono stanco. Scherzi a parte, sono me stesso, e di questi tempi è già un grosso passo avanti. Amo tutto ciò che ha anche solo un vago sapore di antico (tranne il cibo scaduto), e un giorno, forse non troppo lontano, una mano amica mi incoronerà nuovo imperatore del ricostituito impero romano. Per allora avrete già imparato a chiamarmi Basileus kai Autokrator.

Odio

L'eccesso, in tutte le sue forme, nemico com'è del giusto mezzo che caratterizza la natura stessa dell'uomo. Sia l'eccesso di eccessi o l'eccesso di prudenza, l'eccesso di cura o l'eccesso di incuria...In medio stat virtus, recita un famoso adagio latino.

Amo

Amo l'uomo, ma amo ancora di più la donna.

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MOTTO DEL GIORNO

pensiero del giorno

-Il Ragno intesse la sua tela nel palazzo dei cesari il gufo chiama l'ora nelle torri di Afrasiab (Mehemet II, entrando a santa sofia, 29 maggio 1453, caduta di Costantinopoli)

pensiero del giorno

-(IO)Nando, what's the unknown soldier? (NENDO)the announ sogier is an omin picul picul whot camin and spar...

pensiero del giorno

Tarapia tapioco! Brematurata la supercazzola o scherziamo? No, dico, posterdati per due come se fosse antani anche per lei, o scribai con burfaldina solo in due, con doppio scappellamento a destra?ah, vedo che lo preferisce a sinistra!

pensiero del giorno

se oggi seren non è, domani seren sarà, e se non sarà sereno si rasserenerà

pensiero del giorno

- ehi pupa, hai circa 200 ossa in corpo. ne vorresti per caso uo in più?

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- ehi pupa, sono un donatore dell'aido, ti interesserebbe un organo?

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- questa sega è una pippa! (lavorando il legno)

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- attila!attila! A come atrocità! doppia TT,come terremotetraggedia, I come iradidddio! L come lgo de ssangue! A, come adesso vengo li e ti sfascio i conni!

PIANO DI CONQUISTA DEL MONDO

Beh, non crederete mica che farò lo stesso errore di ogni supercattivo idiota, rivelando ciò che non dovrebbe essere rivelato?

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